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Mutui. Panico spread, ma i nostri mutui sono (per ora) ancora al sicuro

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La “febbre” politica nazionale che ha caratterizzato gli ultimi mesi ha avuto come principale conseguenza economica, almeno per ora, il rialzo dello spread, che ha causato il panico in buona parte dei risparmiatori nostrani, almeno quelli che sono titolari di un mutuo o hanno intenzione di stipularne uno nel prossimo futuro. Il terrore, infatti, è quello di un incremento importante dei tassi di interesse sui quali viene calcolato, in pratica, il costo del denaro che viene prestato, rialzo che porterebbe, ovviamente, a un’impennata delle rate mensili, soprattutto per chi sceglie, o ha scelto in passato, un mutuo a tasso variabile.

In quest’ottica è significativo è l’andamento delle richieste dei mutui a maggio, poiché, soprattutto negli ultimi dieci giorni del mese, si è registrata una forte crescita delle richieste, relative soprattutto alle surroghe, che sono aumentate dell’80% rispetto ai mesi scorsi; è lecito pensare che i clienti titolari di un mutuo a tasso variabile, appunto spaventati dallo spread che saliva vertiginosamente mentre si consumavano gli ultimi giorni di trattative di governo, abbiano richiesto una surroga a tasso fisso, il cui tasso è come sempre più alto di quello variabile, ma decisamente vantaggioso rispetto a quanto potrebbe succedere in futuro.

Vediamo, però, perché, almeno ancora per un po’, non c’è nulla da temere. Prima di tutto va detto che il costo dei mutui, siano essi a tasso fisso o variabile, non dipende dallo spread dei telegiornali, che indica la differenza di rendimento tra i titoli di stato italiani (BTP, acronimo di Buoni del Tesoro Poliennale) e quelli tedeschi (Bund); ovviamente più si alza la differenza tra i due valori e meno sono credibili i titoli di Stato nostrani, con la spiacevole conseguenza che diminuisce il nostro potere d’acquisto.

I tassi su cui vengono calcolati i mutui, però, nulla hanno a che fare con questo tipo di spread, poiché si basano da una parte su indici imposti dalla Banca Centrale Europea, l’Euribor per il tasso variabile e l’Irs per il tasso fisso, che non rischiano grosse variazioni solo perché la situazione italiana è al momento un po’ ballerina, e in parte su un altro fattore, chiamato sempre spread, che indica la percentuale di guadagno che la banca applica sulla somma prestata.

Quindi, perché si alzino realmente i tassi su cui vengono calcolati i mutui bisogna aspettare che vengano ritoccati Euribor e Irs, azione che, almeno secondo gli esperti del settore, non verrà messa in atto prima di 18 mesi.

Chi ha stipulato un mutuo a tasso fisso, può, dunque, dormire sonni tranquilli, almeno ancora per un po’.

Certo non bisogna agire come sprovveduti, sia chiaro. Se siete in procinto di stipulare un mutuo e volete lanciarvi nell’avventura del tasso variabile, attualmente veramente ai minimi storici, accertatevi magari di sottoscrivere un contratto che vi permetta, senza dover pagare penali, di cambiare il tipo di tasso in corso d’opera, oppure, se siete più prudenti o la somma richiesta è ingente e la durata del finanziamento è superiore ai 10 anni, contrattate fin da subito un mutuo a tasso fisso, attualmente al di sotto del 2%.

L’ultimo consiglio ci sentiamo di darlo ai più giovani, i quali forse non sanno che esiste un particolare prodotto finanziario, chiamato, appunto, mutuo Giovani, che garantisce particolari agevolazioni agli under 35 che hanno l’obiettivo di acquistare la loro prima casa(dettagli su http://www.calcoloratamutuo.org/guida/mutuo-giovani); grazie a un fondo di garanzia, infatti, possono essere finanziate operazioni intestate a quei cittadini che non posseggono tutti i requisiti, lavorativi e creditizi, solitamente indispensabili per poter aver accesso a un mutuo.

In conclusione, comunque, qualsiasi sia la vostra situazione vi consigliamo di approfittare del momento, apparentemente pericoloso, ma, in buona sostanza, ancora molto vantaggioso per chi è intenzionato a sottoscrivere un mutuo.

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